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Arianna di Cnosso

La strega del mare

Arianna di Cnosso è tra le poche, forse l’unica, che nella mitologia greca ha quasi un “e vissero felici e contenti” nonostante la sua dolce metà sia Dioniso, cioè un tizio che si aggira scalzo per il mondo seguito da un gruppo chiassoso che non sembra preoccuparsi di arrivare all’indomani mattina, senza alcuna pianificazione né preoccupazione apparente. Dopotutto, i due si incontrano e si sposano su una delle isole più belle del Mediterraneo, le preoccupazioni quotidiane sembrano la cosa più lontana.
Arianna di Cnosso è una figura molto particolare, e anche per lei è necessario riprendere lo stesso discorso fatto in sede per il suo sposo.

La mitologia e le religioni antiche ci arrivano grazie a molte fonti, diverse tra loro per natura ed età. Quel che resta viene mediato poi dai tempi successivi, dalla censura, dalla perdita del patrimonio culturale orale e folkloristico, il suo riuso in contesti pop. Ciò che riesce a sopravvivere lo vediamo quindi appiattito nella sua ultima immagine, come la luce emessa dalle stelle: in mancanza di fonti dirette possiamo solo interpretare, ma le interpretazioni comunque hanno sempre un margine di distorsione dovuto al fatto che noi viviamo in un tempo e spazio lontanissimo da quello del contesto che stiamo studiando. Occorre riuscire a guardare la stratificazioni delle fonti per capire come la figura, il mito, la storia è arrivata fino a noi, quali elementi sopravvivono, quali mutano e quali ormai non abbiamo più possibilità di interpretare con sicurezza. In ultimo, si tratta di miti, non di storie: nel mito i personaggi agiscono, parlano e vivono situazioni stilizzate con elementi che oggi possiamo non riconoscere, perché obbediscono a una comunicazione che non ha più le esigenze di oggi.
Il legame tra Arianna e Dioniso si appoggia sui riferimenti mitologici dell’isola di Creta, dove sorgono i palazzi e le rovine di Cnosso e della civiltà cretese.

Questa civiltà ebbe il suo splendore nel XVIII- XVI secolo a.C., quindi un periodo enormemente più antico rispetto alla Grecia che per noi è classica. In questo periodo esistevano le città-palazzo, dove cioè il potere era fortemente centralizzato, blindato dietro a mura possenti in Grecia; a Creta invece il palazzo mostra anche balconi e spiazzi, quindi costruzioni aperte alla socialità che non sembrano anteporre il concetto di difensivo come invece succedeva in continente.
Nel mito di Arianna e Teseo i rapporti tra i due territori è molto chiaro: Atene è suddita di Creta e deve un tributo di 14 giovani, maschi e femmine, che poi verranno gettati vivi al Minotauro per nutrirlo nel labirinto; Teseo riuscirà a ucciderlo e a uscire dal labirinto coi compagni grazie al “filo di Arianna”.

Nel mito di Teseo è molto interessante questo: il Minotauro è sì chiuso in un labirinto da cui non potrebbe uscire (perché? Teseo può entrare e all’uscita lo aspetta Arianna, il Minotauro è cresciuto nel labirinto), ma viene sfamato e nutrito. Minosse potrebbe semplicemente nascondere il figliastro alla popolazione, ma questo non succede: i cretesi sanno che esiste il minotauro, potrebbero trovare molti altri modi per nutrirlo, ma nel mito di Arianna e Teseo si agisce per mezzo di un sacrificio umano.
Specificatamente come tributo ad Atene.
Ora, per quanto questo possa essere un mito e si vogliano ricercare elementi ‘verosimili’, è comunque una storia e quindi necessita di un punto di vista: e questa storia veniva raccontata in Grecia. L’idea di propri concittadini, nobili tra l’altro, che vengono usati come sacrificio umano da parte di una civiltà straniera è un elemento orrorifico potente del racconto che serve a motivare l’azione dell’eroe locale contro il mostro.
Perché il racconto dell’antichità è sulla spalla di Teseo, è l’eroe; siamo noi oggi con l’urban fantasy discendente anche dai romanzi Ottocenteschi (Frankenstein, Notre Dame) in cui non solo ci chiediamo CHI è il mostro, ma possiamo accettarlo come anche la vittima delle circostanze.
Il Minotauro non è figlio di Minosse come Arianna, ma della regina Pasifae che lo ha concepito con un toro sovrannaturale mandato da Poseidone: i cretesi infatti non sembravano contenti di Minosse perché era figlio di Zeus e non del re precedente. Anche questo è particolare: la popolazione ripudia un re perché figlio di un dio, e lui ne prega un altro – Poseidone- per intervenire. La natura soprannaturale del Minotauro spiega perché i cretesi non agiscono contro di lui, non è solo semplice timore verso una creatura mostruosa.

Minosse e Pasifae hanno altri figli, sia maschi che femmine, oltre ad Arianna. Minosse è attribuito poi come figlio di Zeus ed Europa, sedotta dal dio proprio in forma di toro. Molte decorazioni a Cnosso infatti riguardano le corna di toro, e come toro Dioniso viene spesso raffigurato e accomunato (toro sacrificale). Questa stranissima storia coniugale quindi non sembra in alcun modo aver avuto un vero impatto sulla famiglia: quando Teseo sbarca, Minosse è re, Pasifae regina, Arianna principessa, la vita scorre assolutamente normale, a parte il dettaglio di un fratellastro con la testa di toro tumulato in un labirinto.
Nella storia del Minotauro è importante anche un’altra figura: Dedalo. Questo inventore di corte infatti è colui che costruisce la giovenca di legno su richiesta di Pasifae, poi il labirinto per il Minotauro, in cui viene rinchiuso praticamente subito.
Il sottotesto quindi che riusciamo a capire dal racconto di Arianna e Teseo è che Creta era molto ricca, se poteva permettersi palazzi monumentali, labirinti e un vero e proprio ingegnere e architetto personale.

La storia di Teseo nel parco mitologico greco ha anche due aspetti particolari: il primo è che ha una precisa collocazione temporale. Si descrive il momento in cui la civiltà palaziale di Cnosso domina sulle future polis greche, che sono a lei sottomesse quasi come feudi. La civiltà cretese poi tramonterà sia perché queste polis riescono a smarcarsi e conquistare a loro volta l’isola, ma anche per via del terremoto causato dall’eruzione del vulcano Thera. L’isola di Santorini infatti è un vulcano che è collassato su sé stesso per via di una potentissima eruzione in cui molti ci vedono lo spettro dell’origine di Atlantide.
Il secondo è la collocazione di personaggi maschili e femminili.
Le vicende dei personaggi maschili mitici li vedono tutti parenti e conoscenti tra loro, per cui chi combatte a Troia è anche figlio di chi era salito sulla Argo, che aveva a sua volta legami con questa età dove Creta era più potente delle città continentali, figli a loro volta di personaggi mitologici come ninfe e divinità.

I personaggi femminili di questi miti invece sono simili ad Arianna: una donna autonoma che vive su un isola difficile da raggiungere, che spesso detiene conoscenze magiche che servono e/o ostacolano l’eroe e che finiscono tutte per capitolare davanti a lui e garantirgli il ‘felice e contento’ fatto di trono, missione compiuta e se avanza spazio pure una regina. Circe, Calipso, Arianna, Andromeda, Medea vedono sfilare alla loro corte decine di prigionieri e visitatori che magari sacrificano anche senza batter ciglio, ma l’unico che fa loro tremare i polsi è sempre il rampollo eroico di una città greca. Questo destino di incantatrice indipendente poi ‘addomesticata’ sembra schivarlo solo Arianna.
È probabile che Arianna rappresenti una mortalizzazione di una dea cretese nei ricordi della civiltà greca, che viene poi raccordata a Dioniso nel suo finale: è l’unica infatti che ha una “fine”, mentre di Circe e Calipso non sappiamo nulla nel momento in cui Ulisse parte, e di Medea e Andromeda solo perché restano con il loro eroe. Come dea infatti è lei che ‘tesse’ l’avventura dando il benestare all’eroe in una specie di crisi schizofrenica per cui l’Arianna mortale tradisce la sua famiglia per amore, permettendo così all’Arianna divina di sacrificare il toro tessendo il filo dell’eroe su cui lei supervisiona. Compiuto infatti il destino di Teseo, l’Arianna mortale non serve più all’eroe e la si ritrova su un’altra isola a concludere un matrimonio divino.
A Creta sono state trovate alcune statuine di una figura femminile con la gonna scampanata e i serpenti tra le mani, interpretata come una dea-serpente (animale che ritorna per il Dioniso Zagreo di Creta); a una dea di questo tipo era consacrata una grotta usata sia dalla civiltà minoica di Arianna, sia dalla civiltà poi micenea che la conquista, e fino ai giorni nostri dove c’è una Madonna, perché questa grotta è sempre stata usata e frequentata nonostante il cambio di dominazioni con le stesse finalità.
Tuttavia il sito di Cnosso a Creta ha delle difficoltà: è stato rinvenuto da Evans, archeologo figlio di archeologi, che stava cercando proprio il palazzo di Cnosso e poi ha officiato dei suoi restauri creativi.
A guardare oggi i resti e le ricostruzioni molti ambienti di Cnosso ci sembrano strani. Uno su tutti è forse la sala del trono, che rispetto alla monumentalità del complesso può sembrare piccola e il trono poco arzigogolato per essere il trono di “Minosse”.

In Chiantishire la ricostruzione degli ambienti abitati da Ariadne ha risentito in parte di questo: dato che le stanze del Parnaso si modellano su gusto del padrone, Ariadne si è creata la sua piccola Cnosso, con le colonne rosse e gli affreschi. Per realizzarle ho deciso di basarmi sulle ricostruzioni attuali, che sono quelle più famose, così da renderle più familiari ai lettori. Le stanze di Ariadne sono ricche, con un enorme letto a baldacchino, un telaio, una balconata, decorate di affreschi e di corna da toro dorate. Ha sempre un mobile in cui archivia le sue carte scritte, che ai tempi di Valtha (720 a.C. circa) sono comunque rare e fatte di papiro.
Ariadne riprende in pieno la sua età: si veste ancora come gli affreschi di Cnosso suggeriscono, con colori sgargianti, i capelli neri acconciati e decorati con perle e gioielli, a seno nudo, con gonne a balze, corpetti, pantaloni, zeppe. Ho ripreso per lei la concezione appunto di questi personaggi femminili della sua età, che vivono su isole esercitando le loro arti magiche, unendo l’idea della (ex) dea-serpente a quella dell’incantatrice.
Il suo aspetto è ripreso dallo stile di affresco cretese, dove le donne hanno fluenti trecce di capelli neri, eleganti e slanciate, ricche nelle vesti e nei gioielli e con la pelle bianca. In questa arte infatti, che poi si riprende anche nelle pitture più tarde delle ceramiche greche, gli uomini hanno la pelle color terracotta e le donne invece bianca: Ariadne e Dioniso quindi li ho ripresi direttamente dalle figure di Creta. La tiara che Dioniso le ha donato la indossa nelle circostanze speciali, ed è quella con due corna dorate da toro.
Ariadne ha un carattere regale, imponente, domina sulla casa e sulla mente di Dioniso quasi come una dea che potrebbe essere stata. Ha ottenuto l’immortalità entrando anche lei nel thiaso, e Dioniso le riserva un ruolo privilegiato sul resto del corteo: Ariadne è la sua regina, la sua dea, il suo amore. Farebbe di tutto per lei, e lei per lui: sono di Ariadne le stregonerie di cui Dioniso si serve, sia che serva a possedere un elemento del thiaso che a sacrificare dozzine di persone. Sa leggere e scrivere, è una potente incantatrice, ma è anche autoritaria e imperiosa, aspetto del suo carattere che le costerà molto. I suoi incanti prevedono la plasmazione dell’argilla in forma di uomini- toro.

Dato che di Arianna sappiamo in fondo piuttosto poco, in Chiantishire ha un suo background personale. Come per Dioniso, per evitare spoiler, ciò che fin’ora è noto è che era la figlia di Minosse, era una sacerdotessa del dio toro a Cnosso, sorella del Minotauro che lei amava immensamente, non ha alcuna simpatia per i greci. Prepara filtri e tesse incanti, è stata allieva di magia della prima moglie di Seth, la dea Nefti, e detiene un controllo maniacale dei suoi scritti. Per lei lo scritto è potere, e una biblioteca non può essere aperta e letta da chiunque.
È l’ultima superstite ormai della memoria di Cnosso: per lei, quando arriva Valtha nel thiaso, sono già trascorsi mille anni dalla distruzione della sua civiltà.