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Chiantishire – Dioniso

Il Principe di Nisia

Tra tutti i figli di Zeus, quello che ha avuto un parallelo con il padre e al contempo un destino di ‘fama’ più travagliato è Dioniso.
Prima di descrivere la figura del dio occorre mettere una breve nota: noi oggi possiamo fruire le mitologie e le religioni antiche grazie a una serie di informazioni stratificate nel corso del tempo e desunte da fonti diverse (testuali, archeologiche, artistiche). Questo monte di informazioni risente di fattori posteriori alla loro età, come la censura, la dispersione del patrimonio culturale e folkloristico e i riutilizzi nelle varietà età delle culture “pop”. Noi oggi pensiamo che Thor è pop grazie alla Marvel, ma ogni età ha i suoi mezzi pop: nel Seicento era il teatro, per esempio. Si tratta di una complessa stratificazione di cui noi vediamo l’immagine finale, come quando si osserva la luce emessa da una stella.
Per i pantheon e le religioni ci sono molti elementi, dalle fonti più antiche alle varie vicende che hanno coinvolto il popolo e che, nel tempo, hanno ridisegnato gli spazi, fisici e sociali, delle storie della loro stessa divinità. Quando i romani si espandevano infatti, dopo aver colonizzato una zona (e quindi sottomesso, sconfitto e dominato la popolazione locale) costruivano città dove innalzavano templi alla loro triade capitolina, mentre le divinità locali continuavano a esistere ma “inglobate” nelle rappresentazioni latine, e quindi civilizzate. Non venivano cancellate, ma semplicemente passavano in una specie di secondo piano come decorazioni artistiche.Questo vuol dire che quando ci si approccia a figure mitologiche si viene inondati di tante informazioni diverse: versioni diverse su nascite, genitori, morti, riferimenti apparentemente senza senso (chiedete sempre al vostro antropologo di fiducia) ruoli che non corrispondono, immagini diverse da quello che ci aspettiamo.

Dioniso è una divinità molto complessa, sia da raffigurare che da tratteggiare caratterialmente. Per una serie di motivi molto lunghi sia nell’antichità che ai giorni d’oggi avviene lo strano meccanismo per cui abbiamo di lui davanti l’immagine di un ragazzino imberbe dedito al vino e a folleggiare, ma grattando questa superficie si scopre una serie di particolari complessi.

La parte più problematica riguarda proprio la nostra idea di Dioniso: per secoli infatti è stato relegato al rango di dio minore, figlio dimenticabile di Zeus, nulla più che uno spiritello gioviale che correva attorno ad Apollo. Finché però l’archeologia non ha dato alcune risposte a tal riguardo con due avvenimenti molto importanti.
La prima è stata la scoperta di un vaso cratere, chiamato oggi François (al museo Archeologico di Firenze), che mostra una storia molto importante della vita di Dioniso: riportare il fratellastro Efesto sull’Olimpo. Efesto, infuriato, aveva abbandonato l’Olimpo, e solo Dioniso infatti si offre per andare a recuperarlo, parlarci, convincerlo grazie a ingenti quantità di vino, e riportarlo all’Olimpo. Dioniso ed Eracle sono i due figli di Zeus che devono effettuare un viaggio molto travagliato per risalire al cospetto del padre da adulti, mentre Efesto neonato viene scagliato lontano dalla madre Era solo per la sua mostruosità.
La seconda è stata la scoperta di alcune tavolette iscritte molto antiche in cui Dioniso viene riconosciuto come divinità a cui spettavano offerte in quantità tanto quanto Zeus e i suoi fratelli. Questo vuol dire che nel parco di divinità che una città poteva permettersi di offrire non poteva assolutamente mancare Dioniso, che ha sempre patronato riti orgiastici legati alla vegetazione.
Il Dioniso antico è molto diverso dal Dioniso “recente”, quello simpatico, ragazzo e compagnone che è più familiare ai prodotti pop recenti.
Il Dioniso antico che figura nelle pitture vascolari è un uomo adulto, maturo, coi capelli lunghi e la barba, vestito con una pelle di leopardo o un mantello, indossa il chitone corto (da lavoro), la testa ornata da foglie di vite o di edera, e il lungo bastone chiamato tirso con la pigna in cima.
Dioniso non è l’unico dio antico che viene ‘ringiovanito’. Questo capita quando più pantheon ‘convergono’, vengono raggruppati: esiste una figura maschile dominante quindi le altre devono essere abbassate di un tono. Così Dioniso, che in origine era un dio autonomo che raffigurava la potenza della vegetazione e della domesticazione della vite, il cui frutto ha un potere immenso sugli uomini, non può essere “padre” quanto Zeus. Così Apollo, Ares, Efesto scendono un gradino perché Zeus è il padre di tutti, ed è ciò che è capitato nel resto del Mediterraneo e dell’Italia con gli Zeus e gli Juppiter. Come divinità originaria dell’ambito della vegetazione è anche in parte in dio della fertilità, attributo rimasto raffigurato proprio dal bastone che impugna, il tirso, dalla forma fallica che ritorna poi come decorazione augurale in tutte le età posteriori (“pigne” e “cornetti” scaramantici). Le piante a lui care infatti sono ovviamente la vite da cui ricavare il vino e la melagrana, a legame anche con il Dioniso ‘Zagreo’ che a Creta e su altre isole era legato a Persefone come sposa, e il cui legame è molto forte anche con la madre Demetra poi per i misteri eleusini. Come Zagreo nell’Egeo Dioniso ha vicende particolari che lo vedono come prediletto da Zeus.

Nella mitologia romana,che poi si accasa con quella greca, Giove diventa padre di Mars, un dio autonomo, che trovano i loro corrispettivi a Zeus e Ares.
Apollo, che oggi ci sembra il vezzoso dio del sole, ha caratteristiche di estrema potenza nonostante sia figlio di una donna mortale: in precedenza anche lui aveva un suo culto – Helios- gestendo poi le pestilenze e gli oracoli, e in seguito ricordato come il bel figlio di Zeus, giovane, dagli amori drammatici dedito all’arte.
Afrodite ha due nascite diverse, anche: figlia di Zeus e nascita spontanea dal mare.
Il materiale a disposizione è tantissimo per le divinità più famose, per cui a seconda delle esigenze di singoli storytelling sarà sempre necessario per gli autori operare delle scelte.
Dioniso è una divinità complessa anche perché non è originario della Grecia classica. La sua “patria” è mutevole: l’infanzia la trascorre sui monti Nisa, che sono ovunque e da nessuna parte. È originario della Tracia perché per i greci era la patria dei barbari e delle tribù non civilizzate (Orfeo va a suonare proprio tra i traci per ‘domarli’ come civilizzatore). Nisa, dove Dioniso cresce tra le ninfe, varia di regione a seconda dei momenti: Libia, Asia Minore, Vicino Oriente, Frigia. Tutti luoghi che per il “greco medio” erano lontani, esotici, abitati da stranieri i cui costumi erano per lui stravaganti, mistiche stregonerie. Per questo gli animali che trainano il carro di Dioniso sono le pantere e i grifoni, che simboleggiavano proprio l’esoticità.

Dioniso è inoltre l’unico tra i figli di Zeus che ha un matrimonio felice: l’incontro con Arianna sulla spiaggia di Nasso porta a un amore a prima vista e a un matrimonio, che poi in miti successivi si tenta di ridimensionare. Le versioni parallele al “e vissero per sempre felici e contenti” vedono Arianna nell’Ade, infelice. Uccisa poi da Dioniso, morta per avidità, o uccisa da altri amanti, pianta dalla sorella Fedra a cui tocca sposare Teseo, ma molti altri amori di Dioniso finiscono in tragedia. L’unica differenza con Apollo è appunto il matrimonio felice con Arianna.
Dioniso è figlio di Semele, una dea minore in alcuni casi, una principessa tebana in altri. Anche la relazione tra Semele e Zeus è particolare: il suo mito infatti racconta di una delle vendette più terrificanti di Era, la moglie di Zeus.
Zeus si mostrava a Semele sotto mentite spoglie, e Semele non sapeva che il suo amante fosse il padre degli dei. Era quindi si traveste dalla sua serva e le consiglia di chiedere all’uomo di mostrarsi nel suo vero aspetto divino. Quando però Semele lo chiede e Zeus cede, lei muore fulminata. Zeus quindi riesce a salvare Dioniso, che Semele portava in grembo, cucendolo nella propria coscia. “Dioniso” come nome ha molte interpretazioni: nato due volte, da Semele e dalla coscia di Zeus. Figlio di Zeus, addirittura. Fanciullo di Nisa, dove poi viene cresciuto tra le ninfe, proprio come era accaduto a Zeus scampato dall’ira e dalla fame del padre.

Ciò che infatti colpisce molto di Semele è che è tra le poche, forse l’unica, amante di Zeus che testimonia che lui torna frequentemente da lei. Mentre tutti gli altri concepimenti di Zeus riguardano giusto il suo trovare un modo per camuffarsi e scampare dall’ira di Era, l’incontro con una donna a volte grazie anche a qualche aiuto (Argo, Hermes) e poi niente più. Semele invece non solo riceve le sue visite anche durante la gravidanza pronunciata, ma Zeus rimane in aspetto umano senza nessuna creatività che prevedono piogge, cigni, tori. Era quindi se la prende specificatamente con Semele al punto da travestirsi da serva non solo perché il marito è infedele, ma proprio perché sa che c’è una gravidanza in corso dove lo sposo continua a tornare.

Dioniso è molto legato al teatro, con la maschera che è uno dei suoi simboli. A lui fu poi dedicato il teatro di Atene, il più importante del V secolo a.C. dove già erano presenti le feste a lui dedicate e dove poi avveniva una specie di matrimonio tra il dio e delle spose.
Il suo seguito è composto da satiri e menadi, con cui intrattiene vari rapporti e amori. Nel thiaso c’è anche il suo padre adottivo, Silene, un vecchio pseudosatiro che lo ha cresciuto a Nisa e che è diventato sinonimo di satiro (sui vasi ci sono i satiri e i sileni, in genere hanno la coda equina e la testa calva, mentre l’aspetto caprino è dei fauni, che sono creature italiche).
Il suo corteo, il thiaso, non è composto solo da persone ubriache dedite a folleggiare. Le menadi sono un piccolo esercito che obbedisce al dio, scagliandosi ebbre contro tutto ciò che lo minaccia per farlo a pezzi. Il legame donne – vino era una delle cose che i greci ritenevano tra le più disdicevoli. Con le menadi Dioniso affronta i titani e le amazzoni, che sconfigge furioso difendendo le mura dell’Olimpo paterno, in un circuito di elementi che sono tecnicamente rappresentanti di “stranieri” per l’immaginario greco, ma solo Dioniso rientra nella cerchia civile. Le amazzoni, come donne guerriere che aiutano Troia contro i greci, vengono sconfitte dagli eroi civilizzatori, così come i titani che sono del tutto estranei nonostante gli dei siano loro parenti.
In Chiantishire le divinità hanno attributi molto particolari: hanno forme diverse, sgargianti, la loro fisicità risente dell’impatto che hanno sulla popolazione mortale… ma possono essere uccisi, distrutti, morire o non-vivere. Niente è eterno, devono adeguarsi alle esigenze del tempo e dello spazio, come si vedrà man mano che la storia procede.
Dioniso nello specifico è raffigurato come un uomo adulto e di bell’aspetto, dai capelli lunghi e la barba. Tra i capelli l’uva e le foglie crescono spontanee, ha la pelle scura e tratti felini, con anche le orecchie e una lunga coda da leopardo. I capelli lunghi con la barba non sono mai usati dai greci, perché anche questi diventano una moda di stranieri e di orientali – la barba coi capelli corti era per i condottieri e i filosofi, cosa che lo fa somigliare ad alcuni ritratti di uomini anche etruschi per via degli occhi felini molto allungati, che lo amavano molto proprio per il binomio vino e teatro. La pelle ha anche macchie da leopardo, per ricordare in parte i suoi animali sacri e in parte per la sua natura di divinità semi selvatica.
La corporatura, i tratti e i capelli non li ho scelti per semplice gusto: per rappresentare Dioniso e Ariadne infatti ho preso ispirazioni dagli affreschi di Cnosso, per dare loro anche un richiamo artistico come è stato per Valtha e Aplu: la pelle color terracotta era usata per gli uomini, mentre per le donne si usava il bianco.
Per la mole di materiale di cui si è detto dell’infanzia e della vita di Dioniso tramite le fonti anche qui ho dovuto fare alcune scelte, che non illustrerò per non ‘spoilerare’ il resto di Chiantishire. Quello che già è noto invece è che è figlio di Zeus e di Semele, cresciuto dalle ninfe e da Sileno; è fratello di Efesto e di Ares, ha dei grifoni come animali domestici, è il dio del vino e della pazzia, allegro quanto crudele, gli piace la musica ma detesta le lire, è sposato con Ariadne di Cnosso (Arianna) e ha anche altri amori tra i suoi fauni e menadi, ha connessioni con il teatro (la maschera che compare nel capitolo 4)… ed è stato in India.
Questa parte è più di pura invenzione, perché in Chiantishire il migliore amico fraterno di Dioniso è il dio egiziano Seth, con cui è andato di India assieme e dove hanno incontrato Shiva. Tuttavia, Dioniso nel mito è andato in India, e dopo di lui l’unico che ci arriverà per davvero dalla Grecia è Alessandro Magno, che fonda una serie di città ellenistiche creando poi un’incredibile “onda lunga” di cultura.