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Chiantishire – l’Alba degli etruschi

L’alba degli Etruschi

Prima di parlare di Valtha e Dioniso occorre parlare del tempo e dello spazio in cui si muovono nei loro ricordi: l’età etrusca. 
Nell’opinione più diffusa gli etruschi sono percepiti come ‘misteriosi’, quasi degli intrusi estranei tra le culture con cui confinavano. Strane tombe, strana scrittura, strani rituali, mistero sulle loro origini, strani sorrisi. Per questa patina di mistero a volte sono messi da parte per dare più spazio alla direttiva Grecia – Roma, così come per tutte le altre culture, piccole o grandi, della penisola all’ombra di Roma. 
Per dissipare quest’aura misteriosa bisogna cominciare dall’inizio, e immaginare com’era l’Italia nel VIII secolo a.C..
Era una penisola fitta e densa di boschi e foreste, intervallata da qualche villaggio fortificato e dalle coltivazioni a essi collegati, qualche cava, miniera, strade terrose, scafi che navigano senza mai perdere di vista le terre emerse: in pratica, trafficata nonostante tutto. I villaggi fortificati erano in contatto tra loro, il commercio fiorente, le comunità radicate ognuna con la propria cultura, pastori, mercanti, sacerdoti, artigiani ed elite guerriere che si muovevano in lungo e in largo. L’unica vera differenza di “ambiente” che possiamo percepire come pubblico moderno è tra il villaggio fortificato e le terre incolte che lo circondano, boscose, brughiere, selvatiche, che dominavano il territorio. Sono due realtà distinte, dove la natura è ancora potente e regola la vita degli abitanti, e la sua presenza è così pervasiva e prepotente che noi, dopo il medio Evo in cui gran parte delle foreste sono state disboscate, non possiamo più percepire.


L’VIII secolo a.C. è il momento della fondazione mitica di Roma, in una situazione di capanne e selva ben mostrata dal film Il primo re. La gente viveva di pastorizia, agricoltura, il metallo era un segreto industriale da conservare perché con esso si forgiano le armi. 
Da queste situazioni emergono varie aristocrazie guerriere come quella etrusca, che si caratterizza nell’area dall’Arno al Tevere del lato tirrenico degli Appennini.
Gli etruschi sono abilissimi mercanti, ricchi, furbi, curiosi, pirati: vivono in capanne fortificate con tetti spioventi, seppelliscono i loro morti in varie maniere, dalle urne a vere e proprie camere scavate nelle rocce. Hanno colline metallifere, terreni fertili, mare pescoso, greggi e un gran talento come mercanti. Escono dal periodo detto Villanoviano, che ha dato loro un buon vantaggio imprenditoriale, e si affacciano alla loro nuova età con un ottimo patrimonio che gli permette di gareggiare nel Tirreno contro i fenici e i greci, attratti forse proprio dall’idea di averli come clienti facoltosi. 
Gli etruschi non formano un regno unitario: ogni città si mantiene indipendente e formano una lega etrusca per decidere come affrontare le varie necessità. 
Delle “vere” origini degli etruschi non sappiamo nulla, se mai fosse possibile per qualsiasi gruppo umano. La necessità di rintracciare queste fantomatiche origini però interessa solo gli etruschi e i nuraghi  nel panorama italiano, probabilmente perché ancora sono percepiti come illustri estranei. Per le Terramare, Golasecca, Alba Longa, Thapsos nessuno si chiede quali misteri nascondano, ma per gli etruschi vengono tirati in mezzo anche gli alieni e Atlantide per i nuraghi.
Il paradosso è che in realtà gli etruschi erano molto comunicativi: avevano una particolare concezione della realtà, dove tutto ha un proprio ruolo specifico, nei templi non “viveva” la divinità nascosta ai fedeli, la loro tradizione religiosa era conservata in molti testi… che però oggi sono andati tutti perduti, e quindi conosciamo davvero poco di loro, se non fosse per l’archeologia e le testimonianze scritte di ‘seconda mano’. Le varie teorie credibili dell’alba degli etruschi riguardano lo sviluppo lineare di una società preesistente dall’età Villanoviana, O l’immigrazione di un gruppo indoeuropeo ben distinto dall’Europa centrale o dal Vicino Oriente.

Dato che questo aspetto ha un impatto sulla vita dei personaggi ho fatto una scelta in virtù di quanto specificato più sopra. Il racconto di un età così antica comporta necessariamente delle scelte: in Chiantishire, gli etruschi, i Rasenna come chiamano sé stessi, al tempo di Valtha sono sia originari del territorio, sia arrivati da lontano. Valtha stessa si riferisce a sé stessa come “Tyroi” (termine che ho inventato corrompendo il termine ‘tirreni’) perché lei si collega a suo nonno che è venuto “lontano dal mare”, che ha sposato poi una donna Rasenna e che ha regnato a Tarchna (Tarquinia). Aplu, il marito di Valtha, e i suoi familiari e amici invece sono Rasenna autoctoni. In Chiantishire quindi gli etruschi hanno questa origine: un ricchissimo territorio abitato da una elite consapevole del proprio vantaggio industriale e della propria potenza economica in divenire si ritrova come vicini un gruppo di profughi arrivato da coste molto lontane e che portano con sé la loro cultura e le loro maestranze: l’unione tra i due, sia matrimoniale che semplice collaborazione, riesce a creare un balzo in avanti rispetto ai vicini, e che garantisce poi le armi necessarie per potersi confrontare coi greci.