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L’Epoca dell’Anarchia, dal paganesimo alla Regina Teodolinda – Longobardae

Illustrazione di Chiara Talamo

Uno dei maggiori simboli dell’evoluzione culturale Longobarda è stato il rapporto con la religione. Prima di discendere in Italia si suppone che venerassero il culto degli Asi, religione che promuoveva la classe guerriera in generale. Venendo poi a contatto con le realtà bizantine, ne subirono in qualche modo l’influenza : Dall’arrivo di Alboino al successivo ventennio molti Longobardi si convertirono all’Arianesimo, avvicinando la loro sfera dei valori a quella dei locali. Ciò nonostante è probabile che la maggior parte di loro abbia continuato la via del Paganesimo, che non fu penalizzato ancora per molti anni. Alla morte di Alboino, il successore Clefi continuò ad espandere il dominio dei Longobardi nella penisola.

Tuttavia anche Clefi non ebbe un regno lungo : venne assassinato dopo poco più di un anno di conquiste. Visto l’andazzo, i restanti Duchi Longobardi decisero che avere un Re evidentemente attirava troppe attenzioni, e per questo divisero la Longobardia in trentacinque ducati, badando ognuno ai fatti suoi. Questo periodo d’anarchia favorì ulteriormente le conquiste e nel giro di una decade il dominio dei Duchi si espanse fino a Spoleto e Benevento circondando di fatto Roma.

Queste conquiste incontrollate però crearono altrettanti nemici : Oltre ai Bizantini, anche i Franchi ne vennero colpiti e per rappresaglia, marciarono attraverso la Longobardia conquistando Trento. Il regno Longobardo si trovò quindi tra due morse (Franchi sopra e Bizantini sotto), e ai Duchi non restò altro che riunificare ciò avevano frammentato dieci anni prima, eleggendo come sovrano il figlio di Clefi, Autari. Di consuetudine però, i Re Longobardi venivano eletti dal popolo in armi ma ormai non bastava più : serviva del sangue reale per giustificare la poltrona agli occhi dei loro nemici e quindi, lo sguardo di Autari cadde sulla baviera, dove viveva una giovane principessa di dinastia reale : Teodolinda.

Teodolinda era sì figlia del Duca dei Bavari, ma era anche discendente da parte materna dai carismatici Letingi, la stirpe Reale Longobarda che aveva guidato il popolo nella grande migrazione secoli prima dell’arrivo in Pannonia. Teodolinda era inoltre cattolica e aveva buoni rapporti con il papato, che fino a quel momento non vedeva di buon occhio gli invasori. Sebbene il periodo di nozze con Autari sia stato tutto sommato breve, fu lei a proseguire la via dei Longobardi verso la civilizzazione. Autari infatti morì di malattia un anno dopo e Teodolinda sposò Agilulfo, duca di Torino e cognato di Autari, dando poi alla luce un erede, un futuro Re battezzato con rito cattolico.

Nel periodo successivo il regno di Teodolinda viene ricordato come prospero. La capitale venne spostata a Milano e vennero commissionate numerose opere e fondate nuove comunità monastiche. Teodolinda era una regina molto amata dal suo popolo ma era certamente avvezza alle meccaniche e agli intrighi di corte : pianificando ad esempio l’omicidio del Fratello, il Duca di Asti, che avrebbe potuto avanzare pretese sul trono alla morte del marito. Quando infatti Agilulfo morì (primo Re Longobardo a morire di morte naturale), il figlio di Teodolinda Adaloaldo era ancora minorenne e il periodo di reggenza della Regina durò altri dieci anni, sostenuta dai Duchi fedeli alla sua casata. In questo periodo Teodolinda rafforzò i legami dei Longobardi con Roma, cercando anche una via diretta per una pacificazione finale con l’Impero Bizantino. Quando il figlio salì al trono, rimase al suo fianco mantenendo il suo influsso sulla politica del regno. Morì quasi a sessant’anni (che per i tempi era un’età venerabile) dopo che il figlio venne detronizzato da un complotto. Tuttavia la memoria di Teodolinda aveva ormai cambiato radicalmente l’anima dei Longobardi, che per la prima volta vennero visti come legittimi sovrani e non solo come dominatori barbari.

Teodolinda mi ha sempre affascinato come figura. Prendendo per buono l’assunto che essendo stati gli uomini a scrivere la storia, le figure femminili vengono solitamente sminuite, mi piace pensare che anche Teodolinda sia stata penalizzata allo stesso modo, risultando una figura ancora più eccezionale di quanto non si creda. Quello che è certo è che contribuì in modo fondamentale alla prosperità del suo popolo, stremato dopo bui anni di incertezza e razzie, tenendo fede al nome che le era stato dato, traducibile dall’antico Germanico Theudelinde come “Scudo del Popolo”.